Días 8-10: Angkor

Ci sono mille cose da raccontare e circa 250 fotografie, non posso propinarvele tutte, farò una difficilissima selezione! Oggi siamo alla fine del terzo giorno di visita della zona archeologica di Angkor e ce ne andiamo con gli occhi pieni di immagini e storie pazzesche. Sto scrivendo dal portico della guesthouse ed ha appena iniziato a piovere, stupendissimo (e finalmente).

L’area di Angkor è enorme, wikipedia dice 350 km ², nella mappa si vede quanto sia grande rispetto alla città. La zona che generalmente si visita è di circa 15 km², per questo è indispensabile avere un mezzo di locomozione. Qualcuno sceglie la bici, e non sarebbe stato male, noi abbiamo scelto il Tuk Tuk, fa davvero un caldo straziante. Non immaginavamo che l’area archeologica fosse così densa di templi, ce ne sono a centinaia.

Angkor map

Tutto comincia nell’889 quando il re Yasovarman I sposta la capitale ad Angkor. Da questo momento in poi si succedono diverse dinastie. Grazie alle iscrizioni in sanscrito riportate sulle stele trovate nei pressi dei templi, ma anche grazie all’interpretazione dei bassorilievi che li decorano e alle cronache di mercanti e viaggiatori, si sono potuti datare gli edifici. L’attività nella pianura continuerà fino al 1431 quando il regno khmer cadrà in mano dei Thai. La terribile storia di questa nazione perennemente in guerra ha fatto sì che la giungla si appropriasse di tutta l’area. Nonostante ci siano testimonianze della «città di pietra perduta nella giungla» del XVI secolo, solo nel 1848-1856, con i racconti illustrati di un missionario francese, la città acquisì notorietà ad ampia scala. I primi scavi si fecero all’inizio del ‘900 ma la fama a livello mondiale arrivò con l’iscrizione nel 1991 del sito nelle liste dell’UNESCO.

I re Khmer vennero considerati alla stregua degli dei. Il re faceva costruire un tempio dedicato ad una divinità (induista o buddista) nel quale veniva incoronato ed anche sepolto. Ad alcuni re corrisponde la costruzione di cittadelle: Angkor Wat ed Angkor Thom; Angkor deriva dal sanscrito nagara (नगर in  devanagari ), «città». Delle cittadelle solo permangono le strutture in pietra, dei palazzi e delle scuole in legno, dove vivevano solo i reali e i monaci, rimangono solo le fondamenta.

Ci furono periodi in cui le due religioni convissero pacificamente sotto il dominio di re «illuminati» come Jayavarman VII, ed altri in cui, con il predominio dell’induismo, vennero distrutte le immagini sacre e trasformati in induisti i templi dedicati a Buddha, un enorme movimento iconoclasta. Generalmente venivano picconati i bassorilievi parietali ed alle grandi statue integrate con l’architettura veniva aggiunto un terzo occhio trasformando di fatto Buddha in Shiva. 

Quando parlo delle grandi statue integrate parlo di questo genere di cose:

Bayon temple
Bayon temple terrace

Questo è il tempio di Bayon al centro dell’area della cittadella di Angkor Tom, possiede ben 37 torri con 2-4 volti scolpiti!

Ci siamo fatti aiutare da una guida perché vedere tutto questo senza sapere nulla di buddismo o induismo sembrava una cazzata, certo è che è stato un salasso. 

I templi hanno una caratteristica forma piramidale, talvolta terrazzata, sormontata da torri coniche, queste forme sono una analogia del mito induista del monte Meru, dimora degli dei. I templi sono sempre circondati da mura concentriche che rappresentano le catene montuose intorno alla montagna sacra e spesso c’è un fossato che rappresenta l’oceano.

Vista del fossato intorno ad Agkor Thom
Ecco i Devas (gli dei) che tirano Vasuki, dall’altro lato della strada ci sono gli Asuras.

Il mito indù del frullato dell’oceano del latte è una delle ispirazioni principali nella costruzione dei templi ed è stu-pen-do. Narra che al principio dei tempi ci fu una lotta tremenda tra Asuras (i demoni) e Devas (gli dei), allora mortali. Lottavano per ottenere delle erbe che donavano l’immortalità poste sul fondo dell’oceano del latte. Le due fazioni tiravano gli uni dalla testa e gli altri dalla coda di un enorme serpente, Vasuki, che a sua volta era attorcigliato attorno al monte Mandara. Il movimento generato dalla trazione delle due fazioni provocò la rotazione del monte sul suo asse, di conseguenza vennero «frullate» le acque dell’oceano. L’intento di dei e demoni era quello di far sprofondare il monte per poter attingere alle erbe. I demoni arano in vantaggio, cosicché Vishnu si trasformó in una gigantesca tartaruga (Kurma) per sostenere il monte. Il mito continua ancora ed ancora…Quindi nell’analogia il monte è il tempio e l’oceano il fossato, per attraversare il fossato il ponte ha statue di dei e demoni da un lato e dall’altro che titano Vasuki, il serpente.

I templi principali sono decorati nella terrazza inferiore, ad Angkor Wat per esempio viene rappresentato il mito del frullato del latte, ma anche la conseguenza delle azioni degli esseri umani nella vita ultraterrena. Nella seconda foto si vede come i virtuosi vadano in «paradiso», i malvagi all'»inferno» e coloro che sono passati senza lode e senza infamia si reincarnino in esseri umani (nel mezzo). 

Samudra manthan- frullato dell’oceano di latte, Angkor Wat
Reincarnazioni nel mondo dei cieli, degli inferi e in quello terrestre, Angkor Wat

Questo è stato il primo impatto per noi, la maggior parte dei templi fu costruita tra il XI ed il XII secolo ma l'»olvido» e la natura hanno fatto il loro lavoro.

 Il secondo giorno con la sveglia alle 4.30 abbiamo visto l’alba dal recinto di Angkor Wat, la foto, quella bella l’ho presa da internet

E finalmente il momento tanto atteso: il momento Tomb Rider

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