Días 79-83: il passaggio a sud ovest

Questi ultimi giorni sono segnati da aneddoti più che da grandi racconti.

L’aneddoto cruciale è che abbiamo perso il traghetto per l’isola sud. Non l’abbiamo perso per modo di dire, per qualche minuto di ritardo, l’abbiamo perso per davvero. Intorno a questo episodio gravita tutto il resto.

Una sera, prima di andare a dormire, Antonio ha detto: “il traghetto eri IERI”. Faccia stravolta, UN UOMO DISTRUTTO. Non poteva, e non può ancora, credere che sia successo a LUI!

‘Sti traghetti bisogna prenotarli con lauto anticipo, dicono, quindi oltre al danno economico ingente si è aggiunta la preoccupazione riguardo al tempo che avremmo perso per visitare l’isola sud, più grande e più selvaggia di quella nord, e quindi più interessante per noi.

Bene… io mi sono tagliata una falange, ho perso un aereo, sono rimasta intrappolata in un treno direzione Roma mentre aiutavo mia sorella a caricare figli e bagagli, sono andata all’aeroporto un giorno prima del mio volo, ho saltato infinite volte la mia fermata… per me questo traghetto è un granello di sabbia che sia aggiunge al mio giardino zen; ma Antonio non ha MAI fatto nulla del genere, l’ha solo sperimentato di forma riflessa a causa della mia prossimità! Mi scompiscio tutte le volte che vedo la sua espressione quando glielo ricordo! E non sono poche.

A quanto pare ci stiamo davvero ibridando, io antonizzando e lui cristinizzando.

Da questo aneddoto “madre” scaturisce un altro aneddoto: un bellissimo trekking. Ad oggi le nostre principali attività neozelandesi sono 1) le camminate e 2) le foto per zia A. delle ubicazioni del set del signore degli anelli (ci abbiamo preso gusto).

200 piani di scale e 13.000 passi non sono la novità infatti. La novità è che ci siamo sviati dal sentiero principale, tratti in inganno da un ponte sospeso. Quest’altra cosa è stata anch’essa a detrimento dell’autostima di Antonio, e a detrimento del mio fiato.

La salita è stata eterna, su un terreno scosceso e sterrato (da sputare sangue…di nuovo) ma con una bellissima vista panoramica. Si possono ancora vedere le palme e i pini (e altri misteriosi alberi senza nome) tutti nello stesso bosco.

Tornando alla traversata Nord Sud: a mali estremi, estremi rimedi. Abbiamo sganciato i soldi necessari e siamo partiti.

Attraversare lo stretto di Cook può essere un’avventura in se. Il viaggio di regola dura tre ore ma spesso e volentieri arriva a durare 8-10 e anche 13 a causa delle condizioni metereologiche. ‘Stavolta siamo stati graziati, sorprendentemente.

TI ASPETTAVI LA SFIGA NERA, E INVECE NO!

La seconda parte del percorso in traghetto  per raggiungere Picton è tra le isole di un arcipelago in cui si sfrangia la costa. Sembra un tessuto tagliuzzato da una sarta impazzita.

Fatto sta che messo piede sull’isola sud è sembrato di essere atterrati in un altro continente. Ci siamo armati di felpone, calzettoni di lana, piumini e impermeabili. Dal sole e i 27 gradi ai 10 gradi con vento e pioggia.

La meta: Kaikoura, la città per eccellenza in Nuova Zelanda per l’avvistamento delle balene. Abbiamo deciso di stringere la cinghia e abbiamo dormito in un ostello e condiviso la camera con quattro uomini puzzolenti e russanti.

Io, promotrice di questa scelta economica, ho dormito tipo Tutankhamon in quelle specie di lenzuola, con una maglietta usata come federa della federa. La maglietta l’ho dimenticata lì. Altro granello di sabbia per il giardino zen.

Alla gita in barca, alle 6.45, di mattina corrisponde il terzo aneddoto che in se racchiude due sotto-capitoli: quello che abbiamo visto(1) e quello che ha provato Antonio(2).

Ciò che compone l’1 sono le decine e decine di delfini acrobati, sono più piccoli di quelli dei nostri mari, più scuri e con la pancia bianca. La femmina è più tranquilla ma i maschi fanno dei salti pazzeschi per conquistarla. Però gli albatros mi hanno colpita ancora di più: 3.40 METRI di apertura alare, possono volare fino a 950 KM IN UN SOLO GIORNO alla ricerca di cibo! Erano cosííí vicini, sembrava di poterli toccare. Planano leggerissimi sulla superficie dell’acqua, sembrano essere legati ad un filo.

Mentre guardavo una di queste meraviglie della natura vedo Antonio (2) con una busta in mano e la faccia verde. C’era onda lunga, non come da noi, che nemmeno te ne accorgi, le onde erano dai 2 ai 3 metri, impossibile da apprezzare in foto. Anto, incurante di qualunque altra cosa ha passato l’ora successiva con la faccia in una busta bianca.

La magra consolazione è che in questo mentre non si è vista nessuna balena e per questo ci hanno rimborsato l’80% dell’importo del biglietto.

Da Kaikoura ci siamo spaccati sette ore di macchina facendo la New Zealand coast to coast attraversando il passo di Arthur (Arthur’s pass) nel parco nazionale omonimo. I pascoli erano tutti d’oro, le nevi sciolte e i fiumi tumultuosi ridotti a piccoli canali. È fine estate.

Domani passeggeremo tra i ghiacciai.

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