Días 29-30: Ho Chi Minh

Siamo arrivati di sera, dopo un viaggio spaventoso. Il guidatore della «limousine» (un furgoncino con sedili di pelle) ha tardato 1 ora e mezza per fare un tragitto stimato in due ore. Avete presente lo schiacciamento delle vertebre quando andate in barca con uno che «sbatte sulle onde» con lo scafo? Beh così. Non aiuta il fatto che in autostrada ci siano i dossi per ridurre la velocità. L’autista con i suoi occhialetti con i vetri viola e lo stuzzicadenti in bocca e l’espressione malvagia sembrava un membro della mafia cinese. In Vietnam lo stile di guida è temerario in generale, lo sapete, ma questo faceva dei sorpassi da sinistra sul ciglio di ponti e viadotti da far venire i brividi!!!!

Fatto sta che Ho chi Minh (per I., che ancora si confonde, la vecchia Saigon, Vietnam del Sud, roccaforte di francesi prima e americani poi) ci ha accolti con 32 gradi. Persino i cani ne soffrono:

Abbiamo cenato con i nostri amici grandi spagnoli che oggi sarebbero tornati in Spagna. Forse ad Ho Chi Minh si mangia meglio che ad Hanoi, sembra ci sia più varietà. Abbiamo provato delle specie di polpette di carne rivestite di semi di loto ed anche delle specie di hamburger cotti ai ferri dentro un cespuglietto di citronella. Ovviamente carne e pesce in umido come se piovesse in aggiunta ai noodle con «cose».

Noodle mixed soup, Hué style

Curioso che gli unici con cui abbiamo stretto un poco di più siano over 60! In realtà anche il nostro caro Rob, il marine americano, ci scrive ma Anto sostiene che sia tutta un’opera di seduzione.

HCM ha quasi nove milioni di abitanti, sembra sterminata dall’alto. Le strade sono un macello. I contrasti di Hanoi si accentuano molto qui e il divario sociale è ancora più evidente. Grattacieli enormi (Bitexco Financial Tower, 68 piani, incluso nella lista dei 25 grattacieli più rilevanti al mondo) con venditori ambulanti che vivono ai loro piedi.

Abbiamo visto una intera famiglia vivere dei proventi di un «ristorante» dormire su sdraio e brande improvvisate sul marciapiedi nel Distretto 1, fuori dalla porta del nostro hotel. In generale ci sono motorini, ratti, topi e scarafaggi a profusione, più che altrove. Si deve essere capito che non mi sta piacendo molto. Domani infatti andremo via, anche se ci sarebbe qualche altra cosa da visitare.

Oggi siamo andati al mercato Bến Thành dove Antonio ha sfoderato le sue abilità nel mercanteggiare e finalmente si è comprato dei cazzo di pantaloncini nuovi. Quelli che ha, che ha detto ovviamente che non butterà, sono di tipo 4 taglie in più, gli cadono da tutte le parti, sono lisi e stinti. L’edificio è del 1870 anche se il mercato inteso come tale risale al XVII secolo. È un edificio interessante, mi ha ricordato un poco il mercato centrale di Phnom Penh.

Il pezzo forte della giornata è stato il museo della guerra. Davvero, davvero ben fatto. Nel cortile esterno ci sono aerei, carri armati, ogni genere di armamenti appartenenti agli americani, da brivido. La mostra all’interno è interessantissima, con tutto un inquadramento storico che prelude alle fotografie (agghiaccianti) dei reporter di tutto il mondo scattate nel corso del conflitto. Certe cose le leggi sui libri (su internet), vedi i film di Hollywood e pensi di essere preparato, ma non è così. Comunque, si respirava una sottile aria propagandistica ma nulla a che vedere con il museo+mausoleo di Ho Chi Minh ad Hanoi. 

Nel pomeriggio abbiamo finalmente trovato un bar dove poterci fermare a lavorare con i pc, fino ad ora lo abbiamo fatto dal letto degli hotel e sinceramente non è stato il massimo.

Domani andremo nella zona del delta del Mekong dove rimarremo un paio di giorni. Abbiamo deciso di passare il Natale a Hoi An, per deprimerci un poco meno. È una città molto bella sulla costa, sembra un presepino.

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